La lupa

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LA LUPA

1996 – Regia di Gabriele Lavia
Con Monica Guerritore, Raoul Bova, Alessia Fugardi, Michele Placido, Giancarlo Giannini

La lupa è un film diretto nel 1996 da Gabriele Lavia ed è ispirato all’omonima novella del celebre scrittore siciliano Giovanni Verga che conclude con questo amaro racconto la sua raccolta di Vita dei campi.

Storia che abbiamo definito amara, perché in gioco è la seducente e travolgente passione della protagonista, detta appunto “la lupa” per la sua fama di cacciatrice di uomini e interpretata nella pellicola da Monica Guerritore.
In una piccola comunità agricola, dove le voci corrono e tutti prima o poi verranno a conoscenza dei segreti di tutti, le gesta erotiche di una donna capace di sedurre un prete e persino il suo futuro genero non possono che etichettarla agli occhi dei compaesani come un’emarginata e quasi un’inquinatrice del buon vivere campagnolo. Il merito della pellicola in questione sta proprio nell’aver saputo approfondire questi aspetti psicologici dei vari protagonisti (ricordiamo Giancarlo Giannini nel ruolo del prete sedotto dalla lupa, padre Angiolino, a Raoul Bova che interpreta invece Nanni Lasca, il genero), nel pieno rispetto dell’originale verghiano, ancor più di quanto non fosse stato fatto nel precedente adatto filmico della novella operato da Alberto Lattuada nel 1953.

Le riprese del film sono state girate in un luogo che rimanda inevitabilmente a Verga: parliamo del comune di Vizzini, centro sito in provincia di Catania e indissolubilmente legato alle vicende biografiche dello scrittore catanese. Immerso in un verde paesaggio con i suoi circa 7 mila abitanti, Vizzini offre un notevole spettacolo paesaggistico, intriso di antiche memorie umane e culturale, poiché l’uomo ha prediletto questi luoghi sin da tempi remoti. Il visitatore che voglia scoprire qualcosa in più sul vissuto di Verga, profondamente radicato nella Sicilia agricola di fine Ottocento e primo Novecento, troverà qui la giusta meta, arricchita dal suo contesto storico e naturalistico.

E la bellezza di questi luoghi sembra fare da sfondo struggente alla tragica fine della Lupa, a tal punto ossessionata dall’uomo destinato a sua figlia da chiedergli di morire per sua mano. Ed è così che la novella si conclude, con la gnà Pina (questo il vero nome della seduttrice) uccisa dalla scure di Nanni, travolto anch’egli dalla passione ma amaramente pentito e arrabbiato per la propria debolezza.
Storie di vita ambientate in un mondo agricolo il cui spirito non è andato affatto perduto nel corso degli anni, ed è sufficiente recarsi in questi luoghi per rendersene felicemente conto.

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