I Vicere

I Vicerè

I Vicerè è un romanzo capolavoro di Federico de Roberto, napoletano di nascita ma catanese di adozione, ed è proprio intorno alla città di Catania e delle sue bellissime sfaccettature barocche che ruota la drammatica e complessa vicenda familiare degli Uzeda di Fragalanza, discendenti dei Vicerè di Spagna.

Ci troviamo nel contesto storico dell’Italia pre-unitaria, a metà Ottocento, durante gli ultimi anni della dominazione borbonica in Sicilia. Dalle esequie della principessa Teresa, prendono le mosse le drammatiche e combattute vicende di questa famiglia, i cui componenti sono impegnati in aspre contese per l’eredità della nobile defunta. In questo drammatico contesto, si pone la crescita del giovane protagonista, Consalvo, privato dell’affetto materno a causa della morte prematura della genitrice, e sottoposto alla tirannide del padre, il principe Giacomo.

La sua giovane e intensa storia di vita si trasforma in un vero e proprio esilio, nel momento in cui il padre lo confina nel Monastero dei Benedettini, dove Consalvo assiste ad intrighi, ipocrisie velate di religione, fasti di decaduta nobiltà spagnolesca, e la ribellione che gli scorre nelle vene. Oggi, il Monastero, sito in Piazza Dante a Catania, è sede della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università cittadina, e si pone come uno degli edifici più maestosi e significativi del centro storico. Uno dei complessi monasteriali più vasti in Europa, citato persino nel romanzo Il Piacere di G. D’Annunzio, il complesso ha preservato nella sua interezza e nella sua storia secolare il fascino di un’architettura barocca intrisa di ricordi e meraviglioso passato. Il visitatore che oggi si ritrova a vagare nei suoi sterminati corridoi viene proiettato in un tempo ancora più antico dalle fondazione archeologiche su cui sorge l’edificio, a testimonianza della ricca storia di Catania.

I vicerè, diretto da R. Faenza e uscito nel 2007, è la rievocazione di un romanzo pubblicato nel 1894 e boicottato per oltre un secolo a causa delle delicate questioni politiche, religiose e culturali che pone, basate su un delicatissimo momento di passaggio per la Sicilia. De Roberto, e con lui Faenza, ci conducono innanzi ai fasti e alle miserie di una regione che, già allora, scontava una grave arretratezza.

E Catania diventa così il set di un film che ha entusiasmato un’intera città, che ha assistito attentamente alle riprese del film nei suoi luoghi più significativi, dalla centralissima Piazza Duomo, sfondo di scene chiave del film, con la Cattedrale e l’arco che prende, non a caso, il nome di Porta Uzeda, e la statua dell’Elefante, simbolo della città etnea; alla straordinaria via Crociferi, una delle perle del Barocco catanese, ricca di Chiese e di meraviglie architettoniche.

Una lezione di pathos, quella offerta dalla recente pellicola, che registra la maturazione di Consalvo e la sua volontà di prendere il potere per non lasciarsi schiacciare da un mondo contraddittorio, in vorticoso cambiamento. Catania, perla dell’Etna e della Sicilia orientale, con la sua peculiare convivenza di Barocco, pietra lavica e modernità, ha funto da adeguato scenario, con i suoi monumenti e le sue vie artistiche, ad un film ed un romanzo che di storia sono intessuti.

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